Intervista alla rivista Amadeus

1) Probabilmente glielo avranno già domandato in molti, ma è d’obbligo, leggendo la sua biografia, chiederle un commento sulla sua collaborazione con Claudio Abbado: com’è nata l’occasione di lavorare col maestro milanese e cosa ciò ha comportato per la sua crescita musicale?

R1 Ho conosciuto Claudio Abbado nel 1993, quando già da qualche anno avevo incominciato a dirigere. Fu Alessandra Abbado a propormi di collaborare con Ferrara Musica per la produzione de “Le Nozze di Figaro”. Dopo questa occasione chiesi ad Abbado di poterlo seguire anche nel lavoro a Salisburgo, Vienna e Berlino. L’esperienza è durata circa tre anni, importantissimi per la mia maturazione. La sua volontà di ferro, la memoria prodigiosa, l’intelligenza musicale, e soprattutto l’onestà intellettuale, indispensabile per migliorarsi sempre, sono state di grande esempio per me.

2) Com’è nata la passione per la musica antica?

R2 Premesso che la mia formazione è di tipo “classico”, e che quindi si è fondata sullo studio approfondito e costante di tutta la tradizione antica, avevo in verità accantonato, all’inizio della mia carriera, il problema dell’interpretazione della musica precedente a Mozart, ripromettendomi di ritornarci in età matura. Ritenevo infatti di dover ancora imparare moltissimo sull’Ottocento e il Novecento. D’altronde ho continuato a risentire Bach nella musica di Mozart, Banchieri in quella di Rossini, Mozart in Brahms, Ockeghem in Nono e così via.

Solo dopo le esperienze fatte nel grande repertorio operistico e sinfonico, ho sentito che era giunto il momento per me di dar vita ad un progetto che affrontasse concretamente, cioè con delle azioni e non solo con delle riflessioni, l’eterno e sempre dibattuto problema del rapporto antico-moderno.

3) E arriviamo a Cosarara, l’insieme cremonese da lei stesso fondato. Un gruppo che si propone di affrontare musiche del ricco repertorio italiano, specie del secondo Settecento.

R3 L’iniziativa è partita tre anni fa. Insieme con alcuni musicisti amici, come il violoncellista Enrico Contini, il violinista Sebastiano Airoldi, il flautista Marcello Gatti che si sono dedicati appassionatamente allo studio e alla ricerca musicale su strumenti antichi, con atteggiamento aperto e creativo, abbiamo formato un complesso e pubblicato un primo CD con la trascrizione dello Stabat Mater di Pergolesi fatta da Paisiello a 75 anni di distanza. Un programma paradigmatico per l’obiettivo che ci eravamo posti, poichè ci consentiva un gioco stimolantissimo di prospettive storiche incrociate, noi-Pergolesi, noi-Paisiello, Paisiello-Pergolesi.

4) Di notevole interesse mi sembra il progetto portato avanti da Cosarara che pone al centro di una ricerca interdisciplinare gli influssi che la poesia del Tasso ha esercitato sui compositori dei secoli XVII e XVIII

R4 Anche in questo caso l’idea si sviluppa attraverso passaggi graduali e progressivi, ma posso individuare un principio nella lettura di un classico della storiografia del Novecento che è “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II” di Fernand Braudel. Nonostante il grande storico francese si sia occupato di musica solo molto marginalmente, nella sua monumentale opera, il suo metodo storiografico offre possibilità enormi per chi voglia guardare alla cultura musicale in un ampio contesto.

Innanzitutto l’osservazione tipicamente braudeliana dei tempi lunghi delle civiltà ci fa comprendere perchè in tutta la musica occidentale la presenza di alcuni temi mitologici antichi (compresi quelli biblici e cristiani), sia una costante. In secondo luogo, l’intuizione geniale di un Mediterraneo dai confini geografici ed economici vastissimi, meta di traffici di merci e di idee provenienti da tutte le direzioni, crocevia dei rapporti Oriente-Occidente, che metabolizza ed a sua volta irradia lontano merci ed idee, ci spiega come mai ancora fino alla fine del Settecento la cultura musicale (e non solo) di un paese pur disunito politicamente, come l’Italia, sia ancora dominante in Europa.

Da qui, una serie di riflessioni ci hanno portato a focalizzare le nostre attenzioni su alcuni personaggi e temi ricorrenti del melodrama Sei-Settecentesco. Scorrendo cataloghi e partiture ci è riapparso con evidenza uno scenario mitologico mediterraneo millenario, di cui la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (1581) costituisce la chiave di volta, poichè racchiude in sè tutte le esperienze precedenti, da Omero in poi, e nello stesso tempo funge da modello ispiratore per intere generazioni di poeti, musicisti, pittori. In sostanza, lavorare su Tasso ci permette di entrare in comunicazione con un universo molto vasto nel tempo e nello spazio. Credo che non sarà un progetto passeggero.

5) “Compagno di viaggio” di Geminiani nelle proposta di Cosarara è Traetta, mi parli di questo abbinamento

(c) Royal College of Music; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Tommaso_Traetta_engravingR5 Non abbiamo perseguito l’unità stilistica. Da questo punto di vista infatti Geminiani e Traetta appartengono a due mondi sostanzialmente differenti, nonostante la quasi contemporaneità delle due composizioni proposte. Entrambi audaci e colti sperimentatori, Geminiani si dedica alla musica strumentale nel solco della tradizione del concerto grosso tracciato da Corelli e Händel, Traetta è invece essenzialmente un operista. Entrambi sono artisti internazionali. Come la maggior parte dei musicisti italiani di quell’epoca, viaggiano e scambiano idee, ma in luoghi ed ambiti differenti. Le tappe fondamentali di Geminiani sono Lucca, Londra, Parigi, Dublino, quelle di Traetta Bitonto, Napoli, Parma, Venezia, Vienna e Pietroburgo. Questa diversità ci dà la misura della potenzialità e della vastità degli influssi del Tasso nella cultura europea. E’ estremamente interessante osservare, ad esempio, come il naturalismo tardorinascimentale, che impregna tutta la Gerusalemme, persista con grande rilevanza nei due compositori, accomunandone gli esiti espressivi.

6) La Foresta Incantata è la prima tappa del progetto “Tasso e la musica”: perchè proprio quest’opera e che tipo di lavoro ha comportato la vostra interpretazione, specie in relazione al soggetto tratto dai canti XIII e XVIII della Gerusalemme liberata?

R6 Nella grande messe di musica, pittura e teatro ispirata al poema tassiano, il caso della Foresta Incantata è alquanto peculiare. La sua genesi è teatrale, ma nella rielaborazione fatta dallo stesso Geminiani risulta una composizione strumentale a
ssolutamente autonoma, che dal punto di vista formale può considerarsi come un’estensione della struttura del concerto grosso.

Enrico Careri, che più di ogni altro studioso si è occupato di Geminiani, revisore della partitura utilizzata in questa incisione, ci ha guidato nella comprensione di questa composizione. Il suo studio comparativo sulla musica, sul libretto della pantomima di Servandoni e sul testo della Gerusalemme, ci permette di riaccostare non solo due materiali apparentemente disomogenei, ma anche due funzioni, quella narrativa e quella squisitamente musicale, entrambe presenti nella poesia del Tasso e nella musica di Geminiani.

7) La musica nella pantomima originale andata in scena a Parigi nel 1754 era solo una piccola porzione di uno spettacolo essenzialmente basato su effetti visivi. Riproporla oggi in disco, ancor più che in concerto, è una bella scommessa: che spunti di ascolto o che suggerimenti darebbe ai lettori di Amadeus per godere appieno quest’opera?
R7 Senz’altro quello di leggere i canti XIII e XVIII della Gerusalemme e, visto che si trovano, magari di (ri)leggerla tutta, ma senza cadere nella tentazione di considerare La Foresta Incantata come “musica a programma”. La potenza evocatrice della musica può e deve essere lasciata libera di agire nella fantasia dell’ascoltatore.

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